VIAGGIAMO SULLE ALI DELLA MISERICORDIA

Il nostro intento e' quello di condividere l'amore del Signore e la maternità di Maria che hanno per tutti noi anche attraverso l'organizzazione di pellegrinaggi al santuario dell'Amore Misericordioso e da alcuni anni anche a Medjugorje.



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mercoledì 10 settembre 2014

La Benedizione di Maria

PER POTER ESSERE PROTETTI ATTRAVERSO
LA PREGHIERA CON LA BENEDIZIONE
DELLA PACE DI DIO.
 La Regina della Pace ci mostra ora come proteggere
noi stessi e gli altri invocando la protezione di Dio:
la sua benedizione di pace può proteggerci.
In questo contesto, non si tratta certamente di una
formula magica capace di neutralizzare quel potere
distruttivo, ma, corrisponde alla grazia, per la quale
dobbiamo pregare, che l'umanità, singolarmente e
globalmente, si decida per la pace.
La parola "benedizione", derivata dal latino "parlare bene",
significa non giudicare, scoprire il lato positivo di
qualcuno, accet­tarlo e rispettarlo.
È quindi una grazia che consente a noi e agli altri di
capire che è giunta l'ora di valutarci positivamente
l'un l'altro, di accettare tutta la natura come parte
del creato, di vivere in pace oppure, al contrario, di
non accet­tarci l'un l'altro e, facendolo, di andare
verso la morte universale e verso il fuoco mortale.
Anche in questo passaggio ci viene rivelato il
significato profondo del messaggio di pace,
che consiste in primo luogo in una decisione a
favore della vita, di tutto il creato e solo in un
secondo momento nelle conseguen­ze concrete
di quella nostra decisione. lì messaggio di pace
è un invito ad allontanarci dal cammino verso la
morte, a decidere per la vita e quindi per Dio.
Dio desidera e spera di concederci la grazia e può
proteggerci da ogni conseguenza.
Gesù stesso non ha forse detto ai suoi Apostoli:
“e anche se doveste prendere qualcosa di velenoso,
non avrà effetto su di voi”.
Questa è la promessa che Dio, che ha disposto delle
leggi della natura, può in ogni momento neutralizzarle.
La Madonna è inviata da Dio, come tut­ti i profeti e
infine suo Figlio, il nostro Salvatore Gesù Cristo.
Ha ricevuto il compito di aiutarci come madre, come
padrona, come maestra, come guida e protettrice.
Lei stessa benedice e quindi protegge, non giudica ma
ci incoraggia a muoverci in direzione del bene.
Non è Lei a decidere quanto resterà; a farlo è
l'Onnipotente che Lei sa essere un buon Padre per
il quale ogni cosa è possibile.
Maria spera di formarci con il suo amore e la sua
presenza materna, affinché noi non la deludiamo e
assieme a Lei serviremo quanto di buono e pacifico
c'è in noi stessi e nel mondo intero.
Si dice che Maria abbia detto ad una ragazza che
riceve delle locu­zioni intime: “Prega spesso e non
abbandonarmi.
Chiedo a voi tutti di non abbandonarmi”.
Dio è sempre onesto e Maria, come una madre che ci ama
e che desidera proteggerci, non può che essere onesta.
Come figli possia­mo dire “Non abbandonarci”, come
adulti possiamo comprendere quando è Lei a
dirci: “Non abbandonatemi!”.
Maria è la madre dei vivi e in questo momento cruciale
della nostra storia con lei è giunto un nuovo inizio.
Lei ha detto “sì” e Dio è entrato nella sua vita ed ha
costruito il cammino della salvezza.
Maria non può voler altro che aiutarci a pronunciare
un “sì” deciso a seguirla lungo quel cammino.

giovedì 4 settembre 2014

Grandi Pescatori

Barche e una strana pesca.
Ciao Pietro, non posso lasciarti solo neanche un
momento, che vai subito in tilt.
Scherzo naturalmente, questa volta hai fatto la cosa
più bella della tua esistenza, hai seguito quello
strampalato falegname, magari incavolato, ma l’hai
seguito e Lui ti ha premiato, hai visto quanti pesci?
E scusa, ma poi lo hai ringraziato almeno?
Grande Pietro, e ancora di più Gesù.
Pietro non si aspettava certo di finire in quel modo
strampalato quella notte in cui tutto era andato storto.
E invece, a riva, lo aspettava un’insolita ressa, la calca
di gente che ascoltava quello strano falegname,
Gesù figlio di Giuseppe, quel Maestro che correva
dietro alle nuvole e alle profezie, e che lo ha invitato
a interrompere il lavoro di riassetto delle reti e
di imprestargli la barca.
Chissà: forse per educazione o per non sfigurare
davanti a tanta folla, Pietro ha accettato, perplesso
e scocciato, ascoltando quel buontempone che
aveva così tanto tempo da perdere.
Poi, d’improvviso, la richiesta di prendere il largo,
di calare le reti, di tornare a pescare.
Luca, gentile, ci dona una versione politicamente
corretta del dialogo.
In realtà, con modo brusco e sbrigativo, Pietro ha
detto al falegname di pensare al suo mestiere,
senza insegnargli a fare il pescatore dopo tanti anni.
E–chissà come–alla fine si è lasciato convincere il

generoso Pietro, e ha fatto la pesca più sbalorditiva
della sua vita.
Da quel giorno tutto è cambiato, e Pietro ha avuto
per un momento la percezione della potenza di Dio,
dell’immensa distanza tra la sua fragile vita e la
serena presenza dell’Assoluto di Dio racchiuso dietro
lo sguardo tagliente e sorridente di quel Nazareno.
Così inizia l’avventura di Pietro. E la nostra.
Sì perché, amici, dopo avere accolto la buona notizia

dell’oggi di Dio, avviene qualcosa di inatteso: Dio mi
chiede, ci chiede di collaborare, di metterci in gioco,
di aiutarlo, insomma: prende a prestito la nostra barca.
Sì amici, Dio vuole salire sulla nostra barca, ha bisogno
di me, di te e di tutti noi per potere raccontare il Vangelo,
ha bisogno della nostra disponibilità per raccontarsi.
E questo avviene alla fine di una giornata da schifo,
di un periodo nero.
E questo avviene–leggete!–non per merito: Pietro si
accorge dell’immensa distanza tra lui e il Rabbì, e
quando finalmente apre il suo cuore all’assoluto di Dio,
sente la fragilità del suo limite, la pesantezza del peccato.
Ma neppure questo è sufficiente a fermare Dio, neppure
il nostro peccato è sufficiente a bloccare la chiamata di Dio.
Siamo onesti: pensiamo sempre che la `vocazione` riguardi

qualche prete o qualche suora, e anche noi, come Pietro,
assistiamo perplessi a questo mondo di devoti che ci
sembra lontano dalla fatica del quotidiano.
E invece no: Dio ha bisogno proprio di me, di te, di noi e

ci chiede di mettergli a disposizione la barca.
Non ci chiede di fare i predicatori o i guaritori, no.
Ci chiede di accoglierlo, di credergli, di fidarci.
Fidati, amico, fidati, affidati, confida.
`Eccomi, manda me!` (Is 6,8b): il grido di Isaia

sintetizza bene il tema della chiamata.
Isaia viene chiamato durante la sua preghiera nel
tempio e assiste nel suo cuore alla manifestazione
della gloria di Dio (quanti dopo di lui hanno parlato
di questa gloria!) e sente il desiderio profondo di
andare dal popolo a richiamare l’alleanza.
E davanti a questo volto luminoso di Dio Isaia
sente la propria fragilità, la stessa di Pietro che si
butta in ginocchio davanti a Gesù, dopo il miracolo
della pesca inattesa e la stessa di Paolo che si considera
`come un aborto` rileggendo la sua chiamata.
E’ Dio che ci chiama, non siamo noi che lo troviamo.

E’ paradossale ma è così: noi cerchiamo colui che ci cerca.
E’ una specie di gioco che coinvolge la nostra libertà e
ci spinge al vero dentro di noi.
Dio desidera incontrarci, ma noi fatichiamo,
scappiamo, siamo indifferenti e indaffarati.
La storia dell’umanità si gioca tutta dietro questa cifra
di doppia ricerca: Dio da una parte e l’uomo dall’altra.
Diverse sono le strade attraverso cui lasciarci raggiungere
da Dio: per Isaia è il silenzio e la preghiera del tempio.
Dimensione trascurata, il silenzio manca alle nostre
giornate piene di rumore.
Attenzione, però, qui non parliamo del silenzio
angosciante e vuoto della solitudine, ma di quello
gravido e teso della preghiera.
Paolo, invece, è chiamato da Dio attraverso la
testimonianza della comunità.
Notiamo: la stessa comunità che Paolo perseguita, la stessa.
Non è così anche per noi?
Parlare di Chiesa ci fa rabbrividire, ci scoccia, ognuno
è disposto a dire ogni male della Chiesa, là dove per
`Chiesa` intendiamo una specie di struttura rigida e ostile
fatta di privilegi e cose assurde, (già: ma esiste questa `Chiesa`?
Gesù parla di una comunità di fratelli che realizzano il Regno…).
Così Paolo; anzi, lui passa dalle parole ai fatti:
questa `Chiesa` va eliminata.
Ma, sulla strada di Damasco Paolo dovrà cambiare giudizio,
sarà atterrato e accecato e dovrà fidarsi per vederci chiaro.
Dopo molti anni Paolo il grande riguarda la sua esperienza
e vede luce, vede che Dio l’ha raggiunto proprio attraverso
la testimonianza di quei fratelli che Paolo voleva distruggere…!
Pietro, Isaia, Paolo e noi, sperimentiamo questa immensa

verità: Dio ci viene incontro, ha bisogno di noi, del nostro
tempo, della nostre energie, delle nostre risorse.
Poco importa se ne siamo degni, poco importa se siamo
poco devoti o ci sentiamo distanti.
Il Signore vuole farci diventare dei pescatori di uomini.
Bellissimo! Pescatori di uomini, cioè capaci di far uscire

umanità dal nostro cuore e dal cuore delle tante persone
che incontriamo.
Pescatori di uomini, capaci di raccogliere intorno al Maestro
dei discepoli che, vivendo il Vangelo, diventano più uomini.
Pescatori, non agricoltori.

Perché il Signore ha scelto dei pescatori?
L’agricoltore deve dissodare il terreno e seminarlo e
irrigarlo e accudirlo, vero.
Ma il terreno è immobile, fermo.
Il pesce no, è il pescatore che si deve muovere.
Forse il Signore voleva dirci che la Chiesa, comunità
di coloro che si sono fidati, non si può fermare, non si
può arenare, non può (mai e mai) diventare statica.
Animo, fratelli, facciamo i matti, un volta tanto,

smettiamola di calcolare, di pensare, di progettare,
di valutare e doniamo il nostro cuore e la
nostra vita al Regno!
Ed allora facciamo come quel matto del mio amico
Pietro, lui si è fidato, ed io amici ho imparato da lui
e ne sono contento.
E voi che fate? Fidatevi amici ne vale la pena e fate
in fretta, perché vede che Gesù è sempre di corsa e
non ha tanto tempo per aspettare.


mercoledì 3 settembre 2014

Il Giovane ricco e ingabbiato.
Come tanti di noi. (Mt. 19,16-22).
Carissimi amici, appena ritornato da Medjugorje,
mi devo già preparare per un’altra partenza con
un altro gruppo di amici, e sono stato interpellato
da un signore che voleva un posto per la moglie,
ma il pulman è già pieno, ed allora un po contrariato
mi dice: “Ma scusa , perché tutti vogliono andare in
quel posto, la Madonna c’è anche qui, perché fare
tanta strada”, ed allora essendo che entra nel mio blog,
perché del pellegrinaggio lo ha scoperto lì, ho pensato
di rispondergli con questa storiella ricavata dal brano
di questo Vangelo.
Quanto ci aiuta il Vangelo nella nostra vita.
Dal Vangelo secondo Matteo (19,16-22) anno A.
In quel tempo, un tale gli si avvicinò e gli disse: «Maestro,
che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?».
Egli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono?
Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva
i comandamenti».
Ed egli chiese: «Quali?».
Gesù rispose: «Non uccidere, non commettere adulterio,
non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e
la madre, ama il prossimo tuo come te stesso».
Il giovane gli disse: «Ho sempre osservato tutte queste
cose; che mi manca ancora?».
Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va, vendi quello
che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo;
poi vieni e seguimi».
Udito questo, il giovane se ne andò triste;
poiché aveva molte ricchezze.
Parola del Signore. 
Cosa cerca di dirci questa Parabola, cosa ci vuol far capire?
Il tema dell’incontro fra Gesù e il giovane, è la pretesa di
Gesù di essere l’unico che può colmare la nostra sete.
Il racconto ci dice che l’incontro è avvenuto per strada,
non in Chiesa o nel confessionale, non che abbia
qual’cosa contro di loro, ci mancherebbe, ma per far
capire che forse quel giovane non ci sarebbe mai entrato
per chiedere consiglio.
Geniale Gesù, allora lo incontra per la strada.
Tanta persone pensano che la fede sia una cosa statica,
inamovibile, legata al passato.
Nel Vangelo, invece, Gesù è sempre in movimento, sempre
per strada, in continua evoluzione.
Perciò, Dio è dinamico, in espansione, in perenne creazione
perché l’amore è creativo.
Così come dovremo fare noi discepoli.
Ecco il significato del pellegrinaggio, il cristiano è sempre per
strada, in cammino, perché è lì che incontriamo i cercatori
di Dio da aiutare.
Bene, ritorniamo alla nostra storia.
Un tale va incontro a Gesù.
Presumo che gli corra incontro, perché abbiamo detto che
Gesù era sempre in movimento, e quel tale aveva fretta,
forse doveva recarsi al suo lavoro, forse.
Quel tale è pieno di entusiasmo e buona volontà, si sente nel
parlare che ha fatto essenza di Dio, che è seriamente
intenzionato a seguirlo.
Ha saputo di Gesù, lo riconosce come Maestro, si fida di Lui.
Ma è decisamente esagerato, si rivolge a Lui col titolo di buono.
Se vogliamo un po’ fanatico; io li chiamo leccapiedi!
In effetti, Gesù non gradisce.
E lo apostrofa: “Perché mi chiami buono?
Buono è uno solo; Dio”.
Piuttosto andiamo al sodo.
Cosa vuole il giovane?
Vuole la vita eterna, chiede cosa deve fare per averla.
Quella non si merita, è gratis.
Non è imposta, la scelta deve essere mia, devo decidere
io se averla gratuitamente.
Mi piace questo giovane, è schietto, parla direttamente,
non per sottintesi.
Vuole davvero mettersi in gioco, prende sul serio la fede,
è disposto a dei cambiamenti, a seguire dei consigli.
Ci crede, insomma.
Se Dio solo è buono e Gesù è chiamato buono, allora
chi è veramente il Maestro?
Il giovane intuisce la verità, perché sta per fare esperienza
della bontà divina.
Una bontà che, invece di accendere in lui la passione,
lo inquieterà e lo spaventerà, perché estremamente esigente.
Siamo tutti molto affascinati da Gesù, fino a quando Gesù
non propone la conversione.
Gesù è amorevole, certo, ma l’amore è una cosa seria.
Non come adesso, l’amore c’è finche dura l’attrazione,
ma lasciamo perdere che è meglio.
Ci accoglie, ovvio, ma ci tratta da adulti.
La sua salvezza è per ogni uomo, certo.
Ma accoglierla, richiede un non facile cambiamento in noi.
Il giovane ha chiesto cosa fare.
Gesù gli risponde a tono, senza chiedergli niente di più.
Non lo scoraggia, non polemizza, avverte il suo desiderio sincero.
La sua è una risposta esemplare, tipica da prete;
propone al giovane di osservare i comandamenti,
niente di particolarmente difficile.
Mi piace questa cosa; Dio non chiede cose superiori alle nostre forze.
È Lui che interviene, che si adatta, perché la fede è accessibile;
la salvezza, cioè la vita piena, parte dalle piccole cose.
Osservare i comandamenti dice Gesù, è un buon punto di partenza
per avere la vita vera.
Il rischio è quello di ridurre il credere a un fare.
Perché essere cristiani, significa incontrare Cristo, che ti cambia
la vita, se viene accolto.
Esempio; amo questa donna che ho sposato, ma tradurre
questo amore in vicendevole rispetto, pazienza, comprensione,
è una continua conversione.
L’amore fatto solo di emozioni e di sussulti, è drammaticamente
egoistico; soddisfa chi lo prova, non chi lo riceve.
Gesù lo sa bene; l’amore può diventare; crocifisso.
Il giovane ricco, ha scelto la strada del rigore, del precetto, da
sempre osserva i comandamenti, perciò è a posto, ci mancherebbe.
Ma se notiamo, Gesù elenca i comandamenti indicando solo
quelli che riguardano il prossimo: “Non uccidere, non commetterai
adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e
la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso”.
Quello gli rispose: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate
sin dalla mia giovinezza; che altro mi manca?”.
È bravo il giovane, io l’avrei mandato a quel paese e me ne sarei
andato; lui no, gli dice di essere a posto, di averlo fatto da sempre.
Eppure non è soddisfatto.
Li ha seguiti i precetti, da sempre, ma non è quella la soluzione.
Il suo cuore è ancora assetato.
Che cosa gli manca?
Ha seguito la regola e il rigore.
Gli mancano la bontà e la misericordia.
Perché? È ricco!
Se andiamo a leggere il parallelo di Marco, che
scrive: “Gesù, guardandolo, lo amò”.
Quello sguardo è la sintesi dell’amore del Signore.
Quell’amore che dona gioia, che sazia e che solo Dio che ne
è sorgente, può donarcelo.
Ora lo sguardo del giovane è immerso nell’amorevole
sguardo di Cristo.
Che osa: “Ti manca ancora una cosa.
Và, vendi tutto ciò che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro
nel cielo;poi vieni e seguimi!”.
La proposta di Gesù è netta; non mezze misure, lascia ciò
che non sazia e seguimi.
E per farlo ci guarda con amore.
A queste parole, però il ragazzo corrugò la fronte e se ne
andò rattristato, perché aveva molte ricchezze.
In paradiso, non ci si va con il Ferrari ultimo tipo.
Il giovane tentenna, non capisce.
Forse si aspettava un applauso per quello che fa.
Invece, riceve una risposta che spalanca una nuova
porta sull’infinito.
Gesù lo vede in prospettiva, mentre egli si vede nel suo limite.
È triste il giovane ricco, perché possiede.
Quando rinunciamo a Dio, quando ci immaginiamo meno capaci
di quanto non siamo veramente, c’è spazio solo per la tristezza.
Il giovane ricco intuisce la soluzione alla sua ricerca di felicità,
la sfiora, ma quando Gesù gli chiede di imitarlo
nel dono, si rattrista.
Anche i discepoli si rattristano perché non accettano la logica
del dono di Gesù in croce.
Anche i nostri Senatori, si rattristano alla notizia di dover
lasciare i loro privilegi, ed allora bloccano l’Italia.
Ciò che accumuna il giovane e i discepoli, è l’illusione che
esista una strada verso la pienezza che non comporti
un abbandono di sé, una fatica, una croce.
Vorremmo arrivare in cima al monte, ma in funivia.
Vorremmo la felicità, ma senza faticare.
Vorremmo Dio, ma senza fargli spazio.
Gesù chiede al giovane e ai discepoli, che ama; di fare
spazio alla logica del dono, di considerare ricchezza
solo ciò che si dona agli altri.
Il Maestro buono, ha fatto della sua vita un dono, e la croce
diventa manifestazione dolorosa e definitiva della volontà
di diventare dono agli altri.
Un po’ troppo, siamo onesti.
Come il giovane, anche noi temiamo di perdere ciò che
crediamo di avere.
Seguire il Signore è sempre un rischio, un’avventura.
Un gesto di fede, ma autentica, non quella di facciata.
Il giovane senza nome se ne va, torna alle sue occupazioni,
continua a osservare scrupolosamente i comandamenti
e a essere un giusto.
Solo che non diventerà un discepolo.
Almeno per ora.
E noi, cosa intendiamo fare?
Cerchiamo di darci una risposta!
Però non pensateci su troppo, Zaccaria perché ha
sbagliato i tempi della risposta è rimasto muto nove mesi,
pensiamoci in fretta.
Ciao amici pensatori, e buona serata.





  

Messaggio della Madonna

Messaggio del 25 gennaio 1991
Cari figli, oggi come mai prima vi invito alla preghiera.
Che la vostra preghiera sia preghiera per la pace.
Satana é forte e desidera distruggere non solo la vita
umana ma anche la natura e il pianeta su cui vivete.
Perciò, cari figli, pregate per poter essere protetti
attraverso la preghiera con la benedizione della pace di Dio.
Dio mi ha mandato tra voi per aiutarvi.
Se volete, afferrate il Rosario; già solo il Rosario può
fare i miracoli nel mondo e nella vostra vita.
Io vi benedico e rimango con voi finché Dio lo vuole.
Grazie perché non tradirete la mia presenza qui.
Grazie perché la vostra risposta serve al bene e alla pace.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata!
VI INVITO ALLA PREGHIERA
Fin dal terzo giorno di queste apparizioni i veg­genti
hanno compreso con chiarezza cosa ci stava portando
la Madonna e il motivo della sua chiamata.
È per la pace che Maria ci invita alla preghiera, al digiuno,
alla conversione e alla fede.
E venuta tra noi nella festa dell'ultimo profeta del Vecchio
Testamento, san Giovanni Battista, il 24 giugno 1981.
Questo fatto assume un significato preciso nel nostro
ten­tativo di comprendere il fenomeno delle apparizioni.
Giovanni infatti non smise mai di pregare e digiunare,
visse nel deserto e indicò Gesù come l'Agnello di Dio.
Giovanni predicò la conversione e chiese alla gente,
attra­verso la conversione, di preparare la via per il Messia
che sarebbe venuto.
In prospettiva, si può affermare che l'anno in cui
cominciarono le appari­zioni della Madonna segnava
davvero un inizio nuovo, indicava che un tempo nuovo
prendeva radici con sempre maggior chiarezza e forza.
Infatti, a partire da quell'anno, metà del pianeta ha cominciato
con fermez­za a scrollarsi di dosso il giogo del comunismo;
eppure, proprio quando ci si illudeva che il processo si sarebbe
svolto senza troppe complicazioni, sono ricadute su di noi
le reazioni scatenate da quegli eventi.
Satana è forte e desidera distruggere non solo la vita umana,
ma anche la natura e il pianeta se cui viviamo
In molte parti del mondo imperversa la guerra ed è in atto
una terribile distruzione.
La distruzione è sempre terribile, che si tratti della distruzione
dei nostri amici, dei nostri nemici o di noi stessi.
I monconi dei vecchi sistemi dittato­riali, sempre pericolosi,
stanno tentando di bloccare le nuove libertà con­quistate e
i movimenti di pace.
Eppure, ancora una volta, stanno emergen­do anche nuove
forze positive, come la nostra consapevolezza che siamo tutti
responsabili gli uni degli altri.
Ogni èra è un'èra nuova e ciascuna porta con sé nuove
opportunità, ma questa, io credo, Io sta facendo in modo
davvero spettacolare.
Il mondo si trova ad un crocevia ed è posto di fronte a
una chiara alternativa: la vita e la pace oppure la
distruzione di tutta la vita.
Non importa dove stia avve­nendo la distruzione,
perché oggi nessuno può sentirsi più al sicuro.
E il mondo per quale alternativa deciderà alla fine?
Questa è la domanda fondamentale.
Solo una cosa, comunque, è certa, vale a dire che in
Gesù Cristo Dio decise per la vita e per la pace.
In questo tempo così pericoloso; Egli ha anche inviato
la Regina dei Profeti, la Madre del Messia, per mostrarci
la strada, e finora lo ha fatto instancabilmente
dal lontano 1981.
Ha mosso molti cuori verso la preghiera e a offerte di
pace ed allora, per tale ragione, noi possiamo nutrire
una fondata speranza che questi problemi, queste guerre
e tutto ciò che ne consegue siano solo il tra­vaglio di un
parto, un processo di pulizia invece che la premessa
alla distru­zione totale.
COME MAI PRIMA.
In precedenza ci ha chiesto spesso di pregare, ma ora ci
dice "come mai prima".
Possiamo considerarlo il grido di una madre, di una madre
che non può più tollerare altre distruzioni, di una madre
cui stanno a cuore tutti i suoi figli.
Maria parla a nome di tutte le madri, di tutti i genitori per
i quali la distruzione dei propri figli equivale alla loro
stessa distruzione.
Ci racco­manda che la nostra preghiera diventi puramente
una preghiera di pace.
In questo suo messaggio, Maria è aperta e chiara.
I poteri del male vogliono distruggere ogni cosa: la vita
umana, la natura e il pianeta.
Sappiamo che la tecnologia dell'uomo è in grado di
distruggere l'umanità più che mai pri­ma e che renderebbe
ogni forma di vita impossibile per molte migliaia di anni.
In altre parole, si sta parlando dì una tempesta che si
abbatterà su tut­to e non solo su un preciso bersaglio.
Tutta la natura è sofferente e spera ardentemente nella
venuta del Figlio di Dio.
Questo ce lo disse già san Paolo, ma è fuori discussione
che oggi esistano dei poteri che possono e vogliono
distruggere ogni cosa.
Quali sono questi poteri?
Dovremmo forse dare la colpa sempre e solo a Satana
per questo?
Nel rispondere a questa domanda, dobbiamo essere molto
prudenti.
L'esperienza della storia dell'umanità ci insegna che l'uo­mo
distrugge facilmente la sua vita e quella degli altri.
Si ha l'impressione che l'umanità sia per lo più cresciuta
senza una madre e, proprio come accade a un figlio non
amato, che brami la propria distruzione.
Satana vuole distruggere, ma non può nulla se non trova
tra di noi dei collaboratori volontari.
La cosa peggiore è che molti di quelli che distruggono la
propria vita o quella degli altri si lasciano convincere del
fat­to che ci sia una giustificazione valida alla base del
loro comportamento.
Ma quando si oppone resistenza alla collaborazione
con il male, il potere e l'influenza di Satana
vengono annullati.
E non solo possiamo rifiutarci di collaborare con il male,
possiamo anche cooperare consapevolmente con il bene,
cominciando col volersi bene, con l'amare la vita altrui e
la vita di tutta la natura.
L'uomo ha scoperto e ha sviluppato incredibili forze
distruttive, ma esiste anche una sofisticata tec­nologia
capace di contrastarle: un missile può essere intercettato
e distrut­to da altri razzi e saperlo può essere confortante,
almeno per un po', per quelli verso cui quel razzo era diretto.
Quindi c'è ancora speranza che l'uomo riesca, sempre che
non si distrugga prima o che non si decida a bloccare del
tutto la costruzione delle armi, a proteggersi così bene che
nessun attacco possa mai andare a buon segno.
Meditiamo amici, prima che sia troppo tardi.