VIAGGIAMO SULLE ALI DELLA MISERICORDIA

Il nostro intento e' quello di condividere l'amore del Signore e la maternità di Maria che hanno per tutti noi anche attraverso l'organizzazione di pellegrinaggi al santuario dell'Amore Misericordioso e da alcuni anni anche a Medjugorje.



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domenica 24 agosto 2014

Il grande amico Pietro

Rivelati a noi stessi!
La sconcertante pagina dell’incontro con la Cananea
di domenica scorsa ci ha svelato un Gesù che sa
parlare duramente per rivelarci a noi stessi.
La preghiera superstiziosa e disperata della donna
che le ha provate tutte per guarire la figlia, ci insegna
a rivolgerci al Dio di Gesù non come ad un despota
da convincere, ma come ad un padre che sa
di cosa hanno bisogno i propri figli.
In questa scoperta progressiva del volto del Dio di Gesù,
guidati dalla forte esperienza di Levi, il pubblicano
diventato discepolo, arriviamo oggi ad un momento
cruciale di conoscenza di se stessi: Gesù si mostra
per ciò che è, Simone scopre di essere un roccia
su cui si può fare affidamento.
Grande Gesù, ma grande anche Pietro.
Ogni anno, verso la fine dell’estate, ritroviamo nel
nostro itinerario interiore la pagina di Cafarnao,
il momento più importante dell’esperienza degli
apostoli, il momento in cui il Signore li invita a fare
il punto del loro cammino, a riscoprire le ragioni
delle loro scelte.
Così, anche per noi, giunge puntuale la domanda:
perché seguiamo Gesù? Chi è Gesù per noi?
Non diamo nulla per scontato: il Signore insiste
perché, nel silenzio della preghiera, ricollochiamo
nella nostra vita la sua presenza.
Gesù inizia la serata facendo un sondaggio
d’opinione, ormai noi viviamo di sondaggi;  tra i suoi,
vuole avere notizie sulla sua fama, sul risultato della
sua predicazione.
Dopo avere ascoltato, pone, inattesa, la domanda
ai suoi: “Per voi, invece, cosa rappresento?”.
Bella domanda intrigante!
Come domenica scorsa con la Cananea, Gesù ci
chiede di passare dalle discussioni teoriche sulla
“religione” alla messa in discussione di noi stessi.
La Cananea contestava la divinità che, a suo parere,
doveva esaudirla.
Gesù, duramente, la portava ad interrogarsi sulla
sua (limitata) visione di Dio.
Che idea ha la gente di Gesù?
Se ne parla, spesso, forse mai nessun personaggio
della storia ha suscitato tante discussioni, ma il rischio
è quello di restare al piano della chiacchiera.
Noi, discepoli, non restiamo nel vago, non facciamo
salotto, schieriamoci, isoliamoci e lasciamo che la
bruciante domanda del Rabbì ci perfori il cuore:
chi è davvero Gesù di Nazareth per me?
Un grande uomo del passato?
Una distratta divinità cui rivolgermi?
Un amico da contattare quando le cose non funzionano?
Il grande Simone
Pietro si schiera: egli è l’atteso da Israele, dalle genti,
egli è il nuovo re Davide, il volto di Dio, il grande Profeta
e re venuto a restaurare il Regno.
Domenica prossima vedremo che questa consapevolezza,
in Pietro, dovrà maturare: egli s’immagina un Messia
trionfante, un Dio vittorioso, resterà scandalizzato
dall’apprendere che Gesù non vuole il successo, ma
l’amore e la conversione, ed è disposto a morire per questo!
Certo, Pietro è ancora immaturo, ma noi non siamo messi meglio,
almeno io sono ancora troppo lontano dalla maturazione.
Scelte e scoperte
Domenica della scelta, scelta che continuamente siamo
chiamati a compiere, dell’incontro con lo sguardo del
Nazareno–vivo–che ci chiede adesione al suo progetto
di vita, che non vuole un’appartenenza di abitudine o
di facciata, ma una passione almeno pari a quella
che lui ha per ciascuno di noi.
Fermiamoci, infine, sul dialogo che intercorre tra
Pietro e Gesù.
O, meglio tra Simone e Gesù.
Ridotto all’osso potremmo dire che Simone dice a
Gesù: “Tu sei il Cristo”, che significa: “Tu sei il Messia
che aspettavamo”, una professione di fede bella
e buona e, decisamente ardita.
Ardita perché Gesù non risponde ai canoni del Messia
atteso: niente patriottismo esaltato in lui, né regalità,
né comportamenti strabilianti.
Al contrario: Gesù usa un tono pacato, quasi dimesso,
dà una interpretazione del tutto nuova al mistero di Dio.
Pietro, riconoscendo nel falegname l’inviato di Dio,
fa un salto di qualità determinante nella sua storia,
un riconoscimento che gli cambierà la vita.
Gesù risponde: “Tu sei Pietro”.
Simone scopre il suo nuovo volto, una dimensione
a lui sconosciuta, che lo porterà a garantire la saldezza
della fede dei suoi fratelli.
Sapeva di essere un testone, scopre di essere una
roccia; sapeva di essere un irruento, un sangue caldo;
il Signore gli svela che su questo difetto potrà costruire
un ruolo, aiutare i fratelli.
Pietro rivela che Gesù è il Cristo, Gesù rivela a
Simone che egli è Pietro.
Quando ci avviciniamo al mistero di Dio sveliamo il
nostro volto; quando ci accostiamo alla Verità di Dio
riceviamo in contraccambio la verità su noi stessi.
Confessare l’identità di Cristo ci restituisce la
nostra profonda identità.
Il Dio di Gesù non è un concorrente alla mia umanità.
Alcuni sono persuasi che aprendosi alla misericordia
di Dio quasi venga a mancare una parte della
propria umanità.
Molti hanno la comica immagine del cattolico come
mezzo-uomo, animale da sacrestia (immagine talora
confermata da certi nostri devoti!).
Niente di più fasullo: se il Dio in cui crediamo ci fa
decrescere in umanità, non è il Dio di Gesù Cristo.
Quanti, avendo seguito con più decisione la presenza
del Signore Gesù, giungono a dire che hanno imparato
a diventare veramente uomini!
Non abbiamo paura, quindi, a fidarci di questo Dio che
davvero ci può rivelare a noi stessi, con semplicità e verità.
D'altronde, Lui si è fatto uomo perché noi imparassimo
ad essere veramente uomini.
Grazie Pietro, tu sei veramente un uomo,
speriamo di riuscire a seguirti.
Buona Domenica Fausto.



Il Signore della Pace ci dice la Madonna

Un evento speciale, la Madonna parla del Signore della Pace.
Il motivo è semplice, purtroppo stiamo vedendo che
al mondo per vari motivi, non c’è più pace, anche nelle
famiglie che erano il regno della Pace, ora sono
diventate covo di rancore e di odio.  
È’ la prima volta che incontriamo questa espressione
nei messaggi della Madonna.
Conosciamo Gesù come Re della Pace, come Principe
della Pace, ma Egli è anche il Signore della Pace.
Da ciò dobbiamo concludere che la pace dipende solo
da Lui e che la pace è il suo dono ad un'umanità senza pace.
Dobbiamo pregarlo di più e assieme a Lui cercare la pace,
in "modo speciale".
E questo il miglior modo per avere la pace.
Egli è il Signore della Pace perché, come nessun altro
governante a questo mondo; Egli ha dato la sua vita
per ciascuno di noi, cosicché nessuno di noi potes­se
essere distrutto e nessuno andare perduto.
Tutti gli altri governanti han­no invece voluto che il loro
popolo sacrificasse la propria vita per le loro glorie terrene.
Attraverso il sacrificio della sua vita e attraverso la richiesta
rivolta al Padre dalla Croce di perdonare tutto a tutti,
Gesù è stato ricono­sciuto e glorificato non solo come
il Re della Pace, ma anche come il Signore della Pace.
Noi dovremmo pregarlo di prenderci sotto il suo mantello
e di protegger­ci.
La possibilità che ci viene offerta di non perderci in questo
momento della storia dell'umanità è una grande
opportunità per tutti noi.
Egli deside­ra proteggerci, ma solo se noi lo vogliamo.
Attualmente, tutti noi, a livello individuale, come le nostre
famiglie, la Chiesa e il mondo, siamo esposti ad un
altissimo rischio di distruzione.
Ci stiamo rendendo conto sempre di più che abbiamo
danneggiato la natura e compromesso le sue leggi a tal
pun­to che un giorno pagheremo caro quanto abbiamo fatto.
Guardiamoci attorno, non vorrei che il momento fosse
già arrivato; speriamo di no.
Ecco allora che dovremmo affidare tutta la Natura alla
protezione del Signore della Pace nelle nostre preghiere
e nelle nostre richieste.
All'inizio delle apparizioni, ci è stato detto che con le
preghiere e il digiuno potevamo evitare le guerre
e cambiare le leggi naturali.
Dobbiamo tenerlo presente continuamente!
Tutto l'inquinamento del mondo, e le bombe nucleari e
i raggi radioattivi, ci pendono sul capo come una spada
di Damocle.
Se mai, in qualsiasi momento, le bombe chimiche
venissero impiegate, allora non potremmo evitare
l'avvelenamento e il soffocamento.
Questi pencoli esistono, perché le leggi naturali
sono quelle che sono, ma secondo le parole di Maria,
tutto questo può essere allonta­nato se preghiamo.
Ecco quindi che ci viene data questa meravigliosa
opportunità di prega­re il Signore della Pace affinché
ci protegga, e... Perchè ci aiuti a capire la grandezza
e l’importanza della Pace nei nostri cuori.
Allora Egli dona anche la grazia..e saremo capaci di
diffondere la Pace dai nostri cuori al mondo intero.
Dobbiamo considerare il nostro cuore il centro della
pace o paragonarlo forse a un piccolo trasmettitore,
come quelli elettrici.
Più cuori ci sono che vivono in pace, più sarà facile
effondere la pace in tutta la terra.
I peggiori nemici di quella pace sono i cuori distrutti
dal peccato, che con il peccato si sono separati dagli
altri e che rendono impossibile la diffusione della pace.
Quindi, benedetti siano i puri di cuore perché saranno
chiamati figli del Padre.
Riconciliamoci gli  uni con gli altri.
Qui, ancora una volta, troviamo una risposta chiara e
specifica a quello che dovremmo fare. In queste
apparizioni della Madre Celeste, queste parole sono
ripetute instancabilmente.
La riconciliazione è il processo fondamentale che si
sup­pone avvenga in ogni anima, è il processo di intima
liberazione da ogni vin­colo e da ogni catena, è il
processo in cui vengono abbattuti tutti i muri e tutti
gli ostacoli che abbiamo costruito per mancanza d'amore.
Per riconciliarsi basta solo accettare se stessi per quello
che si è e gli altri per quello che sono e ricominciare
oggi a ricostruire il mondo, nelle picco­le e nelle grandi cose.
La riconciliazione significa anche spazzare via ogni idea
sbagliata che abbiamo gli uni degli altri e rendersi capaci
di accettare la nuda realtà della nostra debolezza e della
nostra incapacità.
Ad esem­pio, i figli abbandonati o trascurati dai genitori
impareranno a capire che essere adulti o essere padre
o madre non significa sempre essere maturi, santi o capaci
di amare totalmente; allora, per loro sarà più facile perdona­re
e non formulare giudizi.
La riconciliazione può poi significare un'espe­rienza profonda
della nostra comune origine in Dio e da Dio.
Sì, dobbiamo cambiare per poter ridivenire figli dell'unico
Padre Divino ed accettare Maria quale nostra madre.
Nel mondo attuale troppe volte si è ciechi, non si riconosce
il profondo legame che ci unisce, e che ci è stato donato da Dio.
La riconciliazione ci condurrà tutti alla giustizia e alla misericordia,
grazie alle quali diminuiranno l'orgoglio, l'egoismo e l'ineguale
distribuzione della ric­chezza.
La riconciliazione dà vita a uomini di buona volontà.
Ecco, ora possiamo capire quanto siamo lontani gli uni
dagli altri e quanto ci siamo allontanati gli uni dagli altri,
quanto profondi e vasti sono gli abissi che abbiamo scavato
fra noi attraverso l’orgoglio, facendo sì che perdiamo
facilmente la fiducia nel prossimo e condanniamo noi stessi
e gli altri all'eterna mancanza di ricon­ciliazione!
Il divario che abbiamo costruito è tale che perdiamo coraggio
e definiamo gli uomini di buona volontà degli ottimisti,
degli euforici, e dei fanatici.
Per tale motivo, Medjugorje ci è stata data come esempio
di una creatura costantemente rinnovata e chiamata alla pace.
lì solo fatto che Maria continua a ripeterci che è con noi,
che prega per noi e che intercede per noi serve a quello scopo.
Attraverso di lei, Dio ha pronunciato ancora una volta un
fermissimo "sì" a tutti gli uomini, a tut­ti i suoi figli e a tutta la natura.
Lo ripete giorno dopo giorno a Medjugorje e Maria,
con il suo permesso, ci sta insegnando come ottenere la pace
e come possiamo personalmente aiutare tutto il mondo.
Amici, diamoci una mossa prima che sia troppo tardi,
tutti abbiamo figli e nipoti, bene, pensiamo a loro ed alla
loro vita, eliminiamo l’orgoglio, rivestiamo col saio dell’umiltà
e seguiamo gli insegnamenti della Madre Celeste.
Non ho la pretesa che crediate a quello che scrivo,
ma almeno credere a quello che dice la Madonna,
Lei essendo Madre vuole solo il nostro bene.
Vi ringrazio, se decidete almeno di pensarci un pò,
noi in questi giorni a Medjugorje abbiamo pregato tanto
per la Pace in generale, se potete unitevi alle nostre preghiere.

Un saluto a tutti, Fausto.

sabato 23 agosto 2014

Il ritorno da Medjugorje.

Ciao amici, eccomi di ritorno da Medjugorje, purtroppo 
c'è già un velo di tristezza, mi consola il fatto che fra 
60 giorni riparto di nuovo, comunque, missione compiuta 
la Madonna sa già tutto quello che voi suoi figli avete 
bisogno e come Madre poterà tutto al suo Figlio Gesù Cristo, 
state certi che come Madre sarà molto convincente 
con il Signore, perchè non si può dire di no ad una Madre 
così, è stata una esperienza bellissima ed emozionante, 
sia la salita al monte delle apparizioni ed ancora di più 
sul monte della Croce, dove la sotto la Croce ci siamo 
uniti in un abbraccio fortissimo tra tutti noi come a voler 
abbracciare anche tutti voi per farvi sentire assieme a 
noi pieni di Luce e di un tenero amore, è stato emozionante, 
avremmo voluto farlo durare fino a sera.
Sembra strano, ma ogni volta che ci vado mi sembra che 

siano momenti sempre più belli ed intensi ed anche se non 
abbiamo visto nessun veggente non ce ne siamo accorti 
perchè abbiamo dei momenti intensi e belli lo stesso, 
vuoi mettere essere abbracciato dalla Mamma Celeste 
non ha paragone con niente altro, coraggio amici, aprite 
il cuore e fate entrare l'amore e la tenerezza di Gesù e Maria, 
che vi riempiranno il cuore di gioia anche se siete nella sofferenza.
Ringrazio tutte le persone che mi hanno seguito in questo 

pellegrinaggio e mi hanno donato la loro amicizia, grazie 
veramente di cuore a tutti, ma anche a voi amici di facebook 
che avete pregato perchè il pellegrinaggio si svolgesse 
nei migliori dei modi ed il Signore vi ha ascoltato, 
un abbraccio come ve lo darebbe la Mamma Celeste 
con la sua benedizione, buona notte a tutti Fausto.

lunedì 4 agosto 2014

Lettera all'amico Pietro

SONO IO NON TEMETE.
(Matteo 14,22-33).

Dopo una notte insonne a causa dei nostri problemi,
verso mattina mi sono incontrato con un mio
compagno di sventura; un certo Pietro, discepolo
della prima ora, ci siamo messi a chiacchierare
della sua avventura di quella notte, ed allora
gli ho scritto questa lettera, poi vinto
dalla stanchezza sono crollato.
Santa fifa ora pro nobis,
quando tutto va bene siamo dei leoni,
quando va male e la nostra fragile barchetta
è sballottata dalle onde della vita, ecco i
piagnistei, mai diamo piena fiducia al Maestro
e Pietro ne sa qualcosa!
Caro amico Pietro, possiamo darci la mano,
succede anche a me amico, di trovarmi carico
e riuscire e fare i primi passi sulle onde del mare
della vita, mi sento forte, poi ecco la tempesta e,
come hai fatto tu, anch’io sprofondo nel mare
della vita, ma abbiamo una fortuna in comune;
è Gesù, che ci prende per mano e ci
riaccompagna sulla barca.
Pietro, già, oggi la Parola ci presenta
questo modello di discepolato con cui
confrontarci nella concretezza
della nostra vita di fede.
Gesù fugge il delirio della folla che lo vuole
fare re, dopo la moltiplicazione dei pani e
dei pesci, e si rifugia nella preghiera, da solo,
sulla montagna Gesù non vuole una fede—che
spesso, ahimè, è la nostra—basata sui miracoli.
Pietro e gli altri devono nuovamente
attraversare il lago di Tiberiade e lì, sul far
del mattino, sono investiti dalla tempesta.
Questo racconto è un’icona della Chiesa;
aspettando il ritorno del Maestro,
anche noi dobbiamo attraversare la Storia su
una fragile barca sballottata dai venti.
Ma è quasi mattino, amici, l’ora peggiore,
per chi si trova in difficoltà.
Questi duemila interminabili anni di cristianesimo
hanno rappresentato una dura prova di fede per
i cristiani; spesso dimenticando il Vangelo, spesso
travolti dalle persecuzioni (che continuano!),
i discepoli hanno assaporato e assaporano la
fatica della fede vivendo tra le persecuzioni
del mondo e le consolazioni di Dio.
Come succede a ciascuno di noi, d’altronde;
appena la Parola gettata dal seminatore
attecchisce, pur convivendo con la zizzania
che tende a soffocarla, ci mettiamo alla ricerca
della perla preziosa nel segno della condivisione
e—statene certi—arriva qualche
prova nella fede.
Una sofferenza, una stanchezza, una depressione;
il vento gelido del dubbio, l’assenza del Maestro
(sì, esiste, ho incontrato il suo sguardo
di compassione, ma ora è assente) ci
allontanano dalla fede, ci restituiscono al vortice
dell’inesorabile quotidianità, ci rendono pagani.
Così Pietro e gli altri, turbati dal vento contrario,
stanchi di remare, così noi, fragili discepoli chiamati
a sopravvivere dentro una modernità che anestetizza
la nostra interiorità e ci allontana dal sé e dal vero.
Ma proprio quando l’onda è alta su di noi,
proprio quando ci sembra di essere
sconfitti, qualcosa accade.
Gesù cammina sulle acque tempestose e ci
ripete: “Coraggio, sono, io, non abbiate paura!”.
Pietro si tuffa, anche lui vuole camminare
sulle acque e sulle difficoltà; si fida, muove
i primi passi e poi miseramente sprofonda
nel lago agitato.
Gesù, garbatamente, lo prende per mano.
Davanti ai dubbi di fede, davanti alle tempeste
della vita, il discepolo è chiamato, come Elia,
ad ascoltare nel suo cuore il silenzioso mormorio
di Dio, recuperando quella dimensione assoluta
che è il silenzio, la preghiera, l’ascolto meditato
del grande e quieto oceano della presenza di Dio.
Troppo pagano è diventato il nostro cristianesimo,
troppo efficientista, troppo rumoroso.
Urge riscoprire un modo nuovo di pregare e meditare,
un modo che attinge all’immensa tradizione cristiana
usando parole nuove, adatte alla sfida attuale.
Come Pietro, il discepolo è chiamato a gettarsi
nelle braccia di Dio, sul serio.
La fede è fidarsi, la fede è slanciarsi nel vuoto,
la fede è concreto abbandono.
Troppe volte, però, la nostra è fede condizionata,
tentennante, dubitativa; lasciamo aperta
una via di fuga, convinti ma non troppo.
E allora beviamo.
Quando la smetteremo di tenere in mano il timone
della nostra barca invece di affidarlo a Dio?
Fidati, affidati, confida, diffida delle tue
(piccole e fragili) sicurezze.
prendiamo la fedeltà d’Israele come modello;
una fedeltà da imitare, una custodia della
Parola che ammiriamo, fedeltà conservata con
tenacia nella continua tempesta che Israele ha
attraversato (e noi cristiani pure a bucargli la barca!).
E come loro cerchiamo di vivere della
fiducia nel Dio dell’alleanza.
Animo, dunque, altri hanno già vissuto ciò che
viviamo, altri hanno già attraversato il mare
in tempesta, facciamoci coraggio, prendiamo
in mano il Vangelo, la nostra ancora di salvezza.
Ed ecco perché fra poche domeniche partiremo,
ed un lungo viaggio ci porterà in un paese
lontano, Medjugorje, dove per nostra fortuna,
lontani dal nostro benessere,
il nostro correre quotidiano, e ci troveremo nella
quiete, nella serenità e nella gioia,
accompagnati dalla Mamma Celeste, riusciremo
a ritrovare Dio per affidargli la nostra fragile barchetta,
ma soprattutto ad imparare ad affidarci a Lui gran
navigatore (non come Schettino), per superare le
tempeste della nostra vita.
Animo allora senza paura prepariamoci a partire.
Buona giornata, navigatori Fausto.       



domenica 3 agosto 2014

Pani e Pesci

La gente ha fame della Parola del Signore.
Perciò, rimbocchiamoci le maniche.
Chi ha trovato il tesoro nascosto nel campo, ora crede.
Ha lasciato tutto per seguire questo folle Rabbì di Nazareth
che svela il volto di un Dio che ama i passerotti, che è più di
un innamoramento, che semina la Parola e non
si spaventa della zizzania.
Il racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci insegna
a Matteo, e a noi, qualcosa di ancora più grande: questo
splendido Dio ha bisogno di noi, vuole che siamo noi a renderlo
presente là dove la fame di felicità e di senso diventano insostenibili.
Mettersi da parte
Gesù ha sentito dell’arresto del Battista: si rende conto che
la situazione si fa tesa; parlare di pace e di conversione è diventato
pericoloso, come in questi fragili giorni di follia e di terrore.
Gesù vuole farsi da parte, abbassare i toni, sparire ma, quando
arriva in Galilea, scopre che la folla lo ha preceduto.
Non manifesta stizza, né preoccupazione: mette da parte
il buon senso e la prudenza e si occupa della folla che
è come un gregge senza pastore.
Abitudine inquietante, questa di Gesù, anche durante l’ultima
cena, di fronte agli apostoli litigiosi, e ancora sulla croce, Gesù
si metterà da parte per donare la sua parola e la sua vita.
La fame, dunque. Fame di cibo, di giustizia, di senso, di pace.
Gesù conosce la fame, la nostra fame la vede, Dio non è sbadato,
e chiede ai dodici di aiutarlo, di trovare una soluzione.
Panico, amici.
Ma Dio non ci serve proprio a risolvere i problemi?
Cos’è questa storia, che ce ne facciamo di un
Dio che ci chiede di aiutarlo?
La Chiesa (quella vera)
Cos’è la Chiesa? Una holding del sacro?
Un vecchio baraccone che custodisce antichi riti?
Una centrale del potere che tenta di salvarsi dal
naufragio della modernità?
L’esperienza di Chiesa che vive Matteo diversa, racchiusa in
quel gesto ingenuo e potente dell’offrire la propria merenda
al Signore perché con essa sfami l’umanità.
L’umanità ha fame, amici.
Fame che Dio sazia, non noi, che Lui vede, non noi, che
commuove Dio e – speriamo – un poco anche noi discepoli.
Il mosaico di luce che il Maestro vuole disegnare ha bisogno
anche di noi, a Dio (burlone!) piace di coinvolgere i suoi
discepoli nel suo sogno di pace, e Dio chiede, al solito.
Date loro voi stessi da mangiare.
Signore, noi crediamo in te e ti preghiamo e ti veneriamo,
appunto per non dover far nulla!
Noi vogliamo sempre credere in te, Dio di ogni Potenza, proprio
perché tu ci tolga dai guai e sbrogli le nostre matasse!
Non è forse l’idea di Dio che preferiamo?
Un Dio che vede la sofferenza e – come un sovrano
illuminato – ascolta la preghiera dei suoi servi e li esaudisce?
Gesù, invece, chiede collaborazione, coinvolge.
Quando nella nostra preghiera chiediamo: `Signore ferma
le guerre!`, Dio ci risponde: `Tu per primo diventa costruttore
di pace`; quando lo invochiamo dicendo: `Aiuta quella persona
malata`, Dio ci dice: `Tu diventa mia consolazione per lei`.
Dal poco alla sazietà
Non siamo capaci, non abbiamo i mezzi, non abbiamo sufficiente
fede, abbiamo troppa zizzania nel cuore.
Ogni scusa è buona per aggirare la richiesta.
Gesù insiste: a lui serve ciò che sono, anche se ciò che sono è poco.
La sproporzione è voluta: pochi pani e pesci per una folla sterminata;
è una situazione che produce disagio, sconforto, la stessa sensazione
che proviamo noi quando cerchiamo di annunciare la Parola,
di porre gesti di solidarietà, di bene.
Incontro tanti amici nei pellegrinaggi, parliamo delle belle esperienze
in quei luoghi di pace e serenità del bel modo di vivere che aveva Gesù.
Poi si ritorna a casa e sentiranno e vivranno il contrario:
violenza, egoismo, opportunismo.
Vivo come uomo di pace e i miei colleghi d’ufficio ne
approfittano e mi fregano.
Dono il mio tempo al Vangelo,  e la gente pensa che io
sia una specie di funzionario di Dio.
Occorre arrendersi?
No: il nostro è gesto fecondo se accompagna l’opera di Dio,
è segno profetico che imita l’ampio gesto del seminatore,
è icona di speranza che imita la pazienza verso la zizzania
del padrone del campo.
Adulti: noi e Dio.
Animo, discepoli, coraggio amici!
Ci siamo saziati del cibo della Parola, del vino e del latte
gratuito del Padre, come profetizzato da Isaia, e sappiamo che
nessuna difficoltà ci può separare dall’amore di Cristo.
Siamo chiamati a donare quel poco che abbiamo, a condividere
con inattesa incoscienza tutto ciò che siamo, per somigliare
almeno un poco a questo Dio che riempie i cuori.
Un Dio adulto che ci crede e ci rende capaci di
cambiare il volto della Storia.
Questa è la Chiesa, quella del cuore di Dio, non quella delle
nostre elucubrazioni: l’insieme di coloro che hanno conosciuto
l’immensa tenerezza di Dio e che mettono a disposizione ciò che sono,
ciò che fanno, perché Dio sazi l’umanità stanca.
Santa Domenica, affamati di Dio, Fausto.



Messaggio da Medjugorje del 2 Agosto 2014


Messaggio a Mirjana del 2 agosto 2014
Cari Figli, il motivo per cui sto con voi, la Mia missione
e’ di aiutarvi affinché vinca il bene, anche se questo
adesso a voi non vi sembra possibile.
So che molte cose non le comprendete, come anche io non
avevo compreso, tutto quello che Mio Figlio mi insegnava
mentre cresceva accanto a Me.
Ma io gli credevo e l’ho seguito questo chiedo anche a voi
di credermi e di seguirmi.
Ma figli miei, seguire me significa amare Mio figlio al di sopra
di tutti, amarlo in ogni persona senza distinzione.
Per poter fare tutto ciò Io vi invito nuovamente alla rinuncia
alla preghiera e al digiuno.
Vi invito affinché la vita per la vostra anima sia l’Eucaristia.
Io vi invito ad essere miei apostoli della luce, coloro che nel
mondo diffonderanno l’amore e la misericordia.
Figli miei, la vostra vita e’ solo un battito confronto alla vita eterna.
Quando sarete di fronte a Mio Figlio, Lui nei vostri cuori vedrà
quanto amore avete avuto.
Per poter nel modo giusto diffondere l’amore io prego Mio Figlio
affinché attraverso l’amore vi doni l’unione per mezzo Suo.
L’unione tra di voi e l’unione tra voi e i vostri pastori.
Mio Figlio sempre vi si dona nuovamente attraverso di loro e
rinnova le vostre anime. Non dimenticate questo. Vi ringrazio